Dossier Google Transparency Report

A seguito della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2014, gli utenti dei motori di ricerca e, tra questi anche di Google, possono chiedere agli stessi la rimozione di contenuti personali.

In particolare, Google ha reso disponibile un rapporto relativo al volume delle richieste, agli utenti che hanno inviato richieste e ai contenuti e agli URL dei siti web indicati in tali richieste.

Richieste: URL richiesti e rimossi

In particolare, il Dossier Google evidenzia che il motore di ricerca deve conformarsi alla richiesta dell’utente qualora i link contestati siano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi”, tenuto conto di fattori di interesse pubblico tra cui il ruolo dell’individuo nella vita pubblica.

Il team di Google, ove decida di assecondare la richiesta, procede alla rimozione degli URL da tutti i risultati delle ricerche Google relativi al territorio europeo, tra cui i risultati che riguardano utenti in Francia, Germania, Spagna ecc. e utilizza segnali di geolocalizzazione per limitare l’accesso all’URL dal paese della persona che ne richiede la rimozione. Di seguito il numero di richieste di rimozione e di URL di cui è stata richiesta la rimozione, così come indicate da Google.

Il rapporto di Google, poi, evidenzia la percentuale e il numero effettivo di URL rimossi in seguito alla revisione, precisando il riferimento a dati risalenti all’introduzione della procedura ufficiale per le richieste, avvenuta il 29 maggio 2014. La percentuale si riferisce ad un 51, 5% di URL non rimossi e 48, 5% di URL rimossi.

Valutazione delle richieste

Il team di Google, nell’acquisire le informazioni delle richieste di rimozione dei contenuti dal Dossier Google, procede alla valutazione di ogni richiesta singolarmente. Dopo aver ricevuto la richiesta, infatti, la stessa viene esaminata manualmente. E, assunte le dovute decisioni, fornisce una motivazione qualora si determinasse nella rimozione dell’URL contestato.

Il motore di ricerca indica anche alcuni motivi per cui potrebbe decidere di non rimuovere il contenuto controverso. In particolare, richiama l’esistenza di eventuali soluzioni alternative, di motivi tecnici o di URL duplicati.

Tra gli altri, particolare attenzione è data ad informazioni che contengono informazioni rilevanti per l’interesse pubblico (vita professionale del richiedente, a un crimine del passato, a una carica politica o a una posizione nella vita pubblica, se i contenuti sono stati creati autonomamente, se sono documenti pubblici o se sono di natura giornalistica).

Categorie di richiedenti, di siti web e di contenuti

Il grafico di seguito emarginato e riportato da Google evidenzia le diverse categorie in cui vengono classificati i richiedenti. I dati mostrano che a partire da gennaio 2016 e fino al mese di gennaio 2018, l’1% dei richiedenti ha segnalato il 20% circa (1,4 milioni) degli URL totali di cui è stata richiesta la rimozione.


Il secondo grafico mostra, invece, la percentuale degli URL di cui Google ha valutato la rimozione per la categoria di siti identificata nella richiesta, facendo riferimento ad informazioni che risalgono al mese di gennaio 2016.

Infine, un ultimo grafico riporta la percentuale degli URL di cui Google ha valutato la rimozione, suddivisi per la categoria di contenuti dell’URL oggetto della richiesta, risalenti al mese di gennaio 2016.

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