Richiesta di Rimozione di Risultati di Ricerca ai Sensi della Legislazione Europea

A partire dal 2016 ed ai sensi della legislazione europea, più comunemente conosciuta come GDPR, è possibile rimuovere contenuti da un sito web ed il motivo principale è quello di tutelare la propria reputazione on line relativamente a link lesivi. In prima analisi cerchiamo di comprendere le motivazioni che spingono un soggetto a voler rimuovere un contenuto dalla rete. Su internet non è inconsueto che circolino contenuti diffamatori che mettono a rischio la reputazione di un soggetto, rischiando così di cagionargli un danno sia a livello professionale nonché personale. Ebbene per ragioni di privacy, la legislazione europea impone che sia lecito avere il diritto di richiedere la rimozione di determinate informazioni personali che ci riguardano, ed allo stesso modo che le nostre informazioni personali non siano più connesse rispetto ad un particolare fatto storico, questo fenomeno prende il nome di diritto all’oblio.

Invero, il motore di ricerca Google, anche sensi della legislazione europea quale il GDPR, mette a disposizione un modulo idoneo affinché idoneo alla richiesta di rimozione delle informazioni personali dai risultati di ricerca, sia che si tratti di contenuti, quali immagini, video o notizie, o che si tratti di URL con la correlata indicizzazione del nostro nome.

Alcuni dei fattori più comuni che portano alla decisione di rimuovere pagine con notizie obsolete sono elencati di seguito:

a) Evidente assenza di pubblico interesse. 

b) Dati sensibili. In questo senso verranno rimosse le pagine che hanno contenuti che riguardano unicamente informazioni relative a salute, sessualità, razza, etnia etc.

c) Contenuti relativi a minorenni. Questi ultimi intesi non solo nel senso di siti web aventi contenuti che riguardano minorenni, ma anche quelle pagine che contengono reati minori commessi quando il richiedente era ancora minorenne.

d) Condanne scontate, proscioglimenti o assoluzioni per reati. Quest’ultimo fattore, soprattutto laddove il richiedente sia stato prosciolto o assolto con formula piena (ai sensi dell’art. 530 c.p.p.), è stato poi positivizzato nella riforma Cartabia, snellendo così il procedimento per la deindicizzazione di contenuti obsoleti da Google.

DIRITTO ALL’OBLIO: LE FAQ DI GOOGLE

Se il modulo non dovesse essere sufficiente per la rimozione dei risultati di ricerca, allora ci possiamo rivolgere direttamente all’Autorità competente della privacy, vale a dire il garante Privacy, il quale se accoglie il reclamo può ordinare a Google, come già successo in passato, di rimuovere entro un termine stabilito, solitamente 20 giorni l’URL o gli URL pregiudizievoli dai risultati di ricerca Google a partire dal nominativo dell’interessato.

Il Garante ordina la rimozione dell’URL o degli URL in base alla norma contenuta nell’art. 58 par. 2, lett. c) del Regolamento di rimuovere entro 20 giorni i predetti. In relazione al GDPR è bene specificare che la disposizione di cui all’art 17 ritiene illegittima la conservazione, il trattamento e la diffusione dei dati identificativi dell’interessato per un periodo di tempo eccedente quello necessario per adempiere agli scopi della loro raccolta; la valutazione, dunque, al fine di decidere se la rimozione dei dati pregiudizievoli sia da accogliere o meno, la valutazione deve necessariamente essere compiuta caso per caso.

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