Diritto all’oblio, l’inchiesta del The Guardian nel Regno Unito

La normativa europea relativa al diritto all’oblio, ossia il diritto ad essere dimenticati, è sempre più prolifera e puntuale. Invero, ormai è sempre più necessario intervenire su una materia “giovane” e priva di regolamentazione, in quanto la volontà di sparire dal web si diffonde con maggiore intensità.

Con riferimento al diritto all’oblio, il noto giornale, The Guardian, del Regno Unito ha svolto un’inchiesta nel 2020, ad esito della quale è emerso che quasi la metà degli adulti nel Regno Unito stava pensando di abbandonare Facebook. Tuttavia, non apparire più sul web non è così semplice.

A tal fine, il The Guardian ha intervistato Alicia Mendonça-Richards, un avvocato esperto nella gestione della privacy.

L’intervista

Interrogata sul diritto all’oblio, l’avvocato Alicia Mendonça-Richards ha da subito chiarito che chiunque può richiedere la rimozione di informazioni personali e per farlo non è sempre necessario un avvocato.

Tuttavia, non è così semplice scomparire del tutto. Invero, salvo che non si sia stati particolarmente attenti, appare difficile non far apparire più notizie personali sul web. Ad oggi, infatti, molte app, utilizzate dagli utenti quotidianamente, vendono dati personali, anche se nel Regno Unito, di solito sono anonimi. Però, relativamente a informazioni private, false o obsolete ci sarà sempre un modo per richiederne la rimozione.

Il rifiuto di Google alle richieste di rimozione

Ci sono stati diversi casi in cui Google, ad esempio, si è rifiutato di rimuovere i contenuti ritenuti lesivi da parte degli utenti.

L’avvocato ha, a tal proposito, ricordato il caso accaduto nel 2018 in cui due persone hanno citato in giudizio Google per non aver rimosso le informazioni sulle loro condanne penali esaurite. Google affermava che le persone avevano il diritto di sapere, in quanto sussisteva un interesse pubblico. Il giudice non era d’accordo per uno dei ricorrenti, perché la loro condanna non era più rilevante per la loro vita.

Un altro caso ricordato è quello relativo ad Axl Rose del 2016 per impedire a Google di pubblicare una sua foto.

L’ultima precisazione dell’avvocato ha riguardato, poi, il tema di chi fosse materialmente preposto alla rimozione delle informazioni in Google. Più precisamente, se ad occuparsi delle richieste degli utenti sia un essere umano o un algoritmo. Tuttavia, la Alicia Mendonça-Richards non era informata e dichiarava che solo Google potesse rispondere a tale domanda.

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